Il trono del marketing

Ovvero cosa possiamo imparare dalle tecniche utilizzate nella promozione di Game of Thrones

È la serie televisiva più discussa degli ultimi anni, capace di coinvolgere un pubblico trasversale per età, interessi, istruzione ed estrazione sociale. Game of Thrones fin da subito si è inserita nel panorama televisivo contemporaneo come una serie-evento, occupando una posizione privilegiata nell’immaginario collettivo.
Ma da cosa deriva questo successo?
In buona parte dall’esperienza offerta al pubblico: il titolo ne è un’anteprima, GoT è un grande gioco di ruolo nel quale lo spettatore può prendere le parti della casata preferita (caratterizzata da una forte brand identity e da un payoff distintivo) tifandola ed immedesimandosi nella narrazione al punto da accrescere il dibattito sulle strategie belliche e politiche portate in scena.

Ma questo è solo il punto di partenza, parte del successo di GoT deriva dalla capacità di coinvolgimento della fanbase attuato sui canali social ufficiali della serie televisiva. Vediamo ora alcune delle tecniche utilizzate per aumentare l’engagement.

LA TRANSMEDIALITÀ

La scelta di una narrazione estesa oltre ai libri e alla televisione ha permesso l’approfondimento del complesso mondo creato da George RR Martin. Sui diversi canali social della serie vengono attuati piani comunicativi diversi ma complementari volti a raccontare diversi aspetti della storia. In quanto appassionata di musica, il canale per cui ho letteralmente perso la testa è stato quello lanciato su Spotify: ad ogni personaggio è dedicata una playlist che permette di raccontarlo in una veste contemporanea e decisamente inconsueta (piccolo spoiler: potreste trovare affinità musicali con soggetti inaspettati).

COINVOLGIMENTO

L’obiettivo delle campagne social lanciate in occasione della presentazione di ogni nuova stagione non è mai stato il solo e semplice fomento dell’attesa del pubblico ma un generale coinvolgimento di quest’ultimo (ultimo esempio lampante è la caccia all’Iron Throne) utilizzando ben ponderate strategie di community management con hashtag studiati ad hoc per raccogliere i contenuti generati dai fan e monitorare la loro reattività.

FINZIONE NELLA REALTÀ

Il punto di forza delle campagne pubblicizzate create per promuovere lo show è stato far irrompere il fantastico di GoT nella vita di tutti i giorni attraverso un guerrilla marketing sorprendente (la mia campagna di lancio preferita rimane quella del teschio di drago abbandonato sulla spiaggia creata dalla Taylor Harrings). Ma non solo, nel pieno della campagna elettorale per la presidenza degli Stati Uniti, HBO sfruttò il momento per lanciare una sfida fittizia nominata GoT Party 2016 nella quale Daenerys, Jon Snow, Cersei e Ditocorto si contendevano il governo di Westeros.

NESSUN INFLUENCER

La serie televisiva non ha mai avuto bisogno di influencer cui affidare il prodotto perché i più forti testimonial dello show sono i suoi protagonisti. Con il crescere di GoT è aumentata di riflesso anche la fama degli attori interpreti che sui loro canali social si sono sempre spesi in favore della serie che li ha portati alla luce della ribalta condividendo preziose immagini del dietro alle quinte nei panni dei loro personaggi, contenuti amatissimi dai follower/fan (un ottimo esempio in questo senso è il profilo Instagram di Emilia Clarke o Madre dei Draghi)


Lascia un commento